Regolarizzi? Denunciato - Sempre dal giudice sopra 10 mila di omissioni

Regolarizzare non salva dalla denuncia penale. Chi omette di versare ritenute contributive per oltre 10 mila euro, infatti, viene sempre dall'Inps denunciato all'autorità giudiziaria, anche se nei tre mesi assegnati proceda a regolarizzare mediante il pagamento del dovuto. Lo spiega lo stesso istituto di previdenza nel messaggio n. 3961/2018. Da ieri (10 ottobre) in particolare, l'Inps sta segnalando all'autorità giudiziaria le notifiche già effettuate alle aziende per le violazioni passate, mediante l'aggiornamento della procedura «G.il.d.a.». La novità riguarda le violazioni al versamento di ritenute contributive commesse dai datori di lavoro, per le quali vige un regime a due vie (lo stesso regime vale anche per le ritenute fiscali): sanzione penale in caso di omessi versamenti superiore a 10 mila euro annui, con pena di reclusione fino a tre anni e la multa fino a 1.032 euro; sanzione pecuniaria da 10 mila e 50 mila euro in caso di omessi versamenti fino a 10 mila euro annui. In entrambi i casi, al datore di lavoro è dato un termine di tre mesi, decorrente dalla notifica dell'accertamento della violazione, per «regolarizzare» la propria situazione. Se il pagamento è effettuato nel termine, la regolarizzazione costituisce causa di non assoggettabilità né alla sanzione amministrativa né a quella penale. Per la gestione degli illeciti l'Inps, dallo scorso anno (messaggio n. 5127/2016), ha attivato un apposito programma (G.il.d.a.) che tratta le notifiche ai trasgressori sia delle ipotesi di illecito penale che amministrativo. Con il messaggio in esame, l'Inps rilascia un aggiornamento che permette l'emissione delle denunce di reato all'autorità giudiziaria per gli accertamenti di violazione per omesso versamento delle ritenute d'importo superiore a euro 10 mila annui. La novità è che l'Inps deve procedere alla denuncia anche delle ipotesi non punibili, cioè delle ipotesi per le quali il datore di lavoro abbia effettuato la regolarizzazione.

Fonte. ItaliaOggi del 11 ottobre 2018 (pagina 34)



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