Nel reddito di cittadinanza il pass da un lavoro all’altro

«Nel dibattito sul reddito di cittadinanza finora in pochi hanno evidenziato che questo strumento consente di gestire le transizioni tra un’occupazione e l’altra. Si è posto l’accento solo sul sussidio contro la povertà e poco sulla possibilità che viene data a chi perde un lavoro di avere un sostegno economico per potersi formare ed essere accompagnato verso un nuovo impiego». Sono parole di Domenico Parisi (54 anni), detto Mimmo, il presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive che traccia un primo bilancio del lavoro svolto a quasi un anno dal suo insediamento alla guida dell’Anpal che risale, appunto, a febbraio 2019. Professore di Demografia e Statistica alla Mississippi State University, da direttore del Centro nazionale di ricerca strategica di pianificazione e analisi ha messo a punto il Mississippi works system. «Di Maio nel 2018 mi ha chiesto di tornare in Italia a guidare l’Anpal dopo aver visto i risultati di Mississippi works. Il sistema, con l’utilizzo dei big data rende possibile il contatto, anche senza intermediazione, tra chi cerca il lavoro e l’impresa alla ricerca di manodopera, che in caso di assunzione ottiene un tax credit. Se il profilo corrisponde, il matching avviene in automatico, ma in caso di rifiuto dell’offerta si viene convocati nel Job center». Il suo nome è spesso associato alla App utilizzata in Mississippi, ma Parisi invita ad evitare semplificazioni: «l’investimento sulla tecnologia è stato preceduto da un grande investimento sulle strutture dei Job center e sul capitale umano, elemento chiave del sistema è la formazione mirata, la App è solo una modalità di fruizione. In Italia vogliamo realizzare un percorso analogo». È difficile ignorare come sul reddito di cittadinanza ancora prevalgano le ombre sulle luci: se la “fase 1” delle misure assistenziali ha prodotto grandi numeri (oltre 1 milione di nuclei formati da 2,5 milioni di persone coinvolte, anche se una parte consistente della platea di 5 milioni di poveri è rimasta fuori), la “fase 2” delle politiche attive è decollata in ritardo, solo da settembre si sono insediati i navigator, e da metà novembre l’Inps ha pubblicato il modello per l’accesso agli incentivi delle imprese.

Fonte: Quotidiano del Lavoro del 29 gennaio 2020



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