Mal di mobbing? Non si licenzia

Il dipendente si ammala perché vittima di "mobbing"? Impossibile licenziarlo, anche se la somma delle sue assenze dal luogo in cui svolge l'attività supera il periodo di comporto (l'arco temporale stabilito dalla legge). E' quanto sancisce la Cassazione che, con la sentenza numero 22568, ha respinto il ricorso con cui una società di Brugherio (Monza e Brianza), proprietaria di un supermercato, chiedeva l'interruzione del rapporto lavorativo di un addetto del reparto macelleria, sostenendo che le troppe giornate in cui non si era presentato in ditta fossero sufficienti a giustificarne la perdita del diritto al posto. Opinione rigettata dalla Suprema corte che ha, invece, confermato, come già stabilito prima dal tribunale di Monza e poi dalla Corte d'appello nel 2010, che erano "imputabili alla responsabilità del datore di lavoro le assenze per malattia" dell'uomo e, di conseguenza, i giorni di assenza erano irrilevanti "ai fini del calcolo del periodo di comporto".


 


Fonte: ItaliaOggi del 03 ottobre 2013 (pagina 34)



nota: la notizia costituisce un estratto; per il testo integrale riferirsi alla fonte citata
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