Contratti collettivi e di prossimità per “salvare” il lavoro a termine

Contratti collettivi nazionali e aziendali e contratti di prossimità per derogare alla stretta sul lavoro a termine introdotta dal Dl 87/2018. Sono le due strade che si stanno affermando, per arginare le conseguenze del provvedimento in vigore dal 14 luglio 2018, che ha costretto le imprese a rivedere interamente i propri piani di gestione del lavoro flessibile. La contrattazione collettiva ha cercato di attutire alcune rigidità, seguendo due livelli di intervento: ● sono stati usati i rinvii che la legge opera in favore della contrattazione di primo e secondo livello; ● hanno iniziato diffondersi i “contratti di prossimità”, ovvero gli accordi aziendali in deroga alle norme di legge, disciplinati dall’articolo 8 della legge della legge 148/2011 (di conversione del Dl 138/2011). Si collocano nel primo filone i Ccnl intervenuti sugli istituti che la legge – anche dopo il Dl 87/2018 – assegna alla contrattazione collettiva, come la durata massima dei rapporti a termine, i limiti quantitativi e l’individuazione del lavoro stagionale.

Fonte: Quotidiano del lavoro del 17 giugno 2019



nota: la notizia costituisce un estratto; per il testo integrale riferirsi alla fonte citata
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