Contratti a termine, la Lega smonta il Dl dignità

La proposta di legge: ai contratti collettivi l’indicazione di nuovi motivi. A quasi un anno dall’arrivo del decreto dignità è pronta la “manutenzione straordinaria” targata Lega. A fine mese verrà incardinata in commissione Lavoro alla Camera una proposta di legge (A.C. 1818) elaborata dai deputati del Carroccio (prima firmataria, l’onorevole Elena Murelli) che, all’articolo 4, apre a una modifica di peso al dl 87, proprio sull’aspetto più delicato del provvedimento, vale a dire la re- introduzione delle causali nei contratti a termine (e anche nella somministrazione), che diventano obbligatorie, in caso di proroghe, dopo i primi 12 mesi “liberi”, e scattano sempre nei rinnovi (cioè anche dopo un primo contratto a termine di un solo mese). Oggi, in base al decreto voluto la scorsa estate da Luigi Di Maio, è necessario specificare obbligatoriamente non già una semplice motivazione, bensì una delle causali previste dalla legge e assai difficilmente praticabili. Vale a dire, il datore deve indicare le esigenze temporanee e oggettive, un’attività estranea a quella ordinaria, un incremento non solo temporaneo, ma anche significativo e non programmabile dell’attività ordinaria, oppure le esigenze sostitutive di altri lavoratori. Un errore, anche formale, su una di queste causali apre le porte a facile contenzioso, con il rischio, per le aziende, di veder trasformato il rapporto a tempo indeterminato. L’effetto di un simile giro di vite - in vigore pieno da novembre 2018 - lo si è visto subito, con il crollo delle nuove attivazioni di contratti a termine e il boom del turn-over all’avvicinarsi dei 12 mesi “liberi” di rapporto, solo in parte compensato dall’aumento delle stabilizzazioni. Per “dribblare” le causali, da diversi mesi, si sta facendo ricorso massiccio alle intese in deroga consentite dall’articolo 8 della riforma Sacconi del 2011, attraverso lo strumento dei contratti di prossimità; e, in alcuni settori, all’individuazione di forme di “stagionalità” - che, per definizione, sfuggono alle causali - con qualche “forzatura” di troppo. Ebbene, per “normalizzare” queste situazioni e, soprattutto, per rimarcare il ruolo delle parti sociali, la Lega, con l’articolo 4 della proposta di legge Murelli, corregge il decreto dignità, facendo rientrare nella partita la contrattazione collettiva maggiormente rappresentativa (anche aziendale o territoriale), alla quale viene affidato il compito di indicare «ulteriori specifiche condizioni» per ricorrere a un rapporto a tempo; insomma, si potranno individuare “causali aggiuntive” rispetto a quelle fissate ex lege dal decreto dignità (una tecnica legislativa, peraltro, già utilizzata in passato, con la legge 56 del 1987, articolo 23).

Fonte: Il Sole 24 Ore del 16 giugno 2019 (pagina 3)



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